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Circoli Circoli

di Andrew Sean Greer

"Crediamo tutti di conoscere le persone che amiamo": così Pearlie Cook comincia a raccontarci gli incredibili sei mesi che sono stati, per il suo matrimonio, una sorta di inesorabile lastra ai raggi X. Siamo nel 1953, in un quartiere appartato e nebbioso di ex militari ai margini di San Francisco, e tutto nella vita dei Cook parla ancora della guerra: la salute cagionevole di Holland, i ricordi tormentati di lei, le loro abitudini morigerate e un po' grigie. Una vita per il resto normalissima, come sottolinea la voce ammaliante di Pearlie - mentre la sua testa scoppia di pensieri che forse, via via che si disvelano, preferiremmo non ascoltare. Eppure li leggiamo con avidità, rassicurati dal fatto che lei, palesemente, ha intenzione di dirci proprio tutto. Perché, allora, ci sentiamo invadere da un'ansia arcana, da un senso di vertigine e di smarrimento, come davanti a certe atmosfere torve di Edgar Allan Poe? Non solo per il susseguirsi di colpi di scena che ci avvincono a ogni riga sino a condurci all'unico finale davvero imprevedibile. Non solo per l'uomo venuto dal passato, per la lettera che colpisce come un pugno, per i terribili segreti che si dischiudono a uno a uno... Sarà allora per la dolorosa lucidità con cui la narratrice riesce a indagare la distanza che separa ciascuno di noi dagli altri? O perché a ogni pagina ci chiediamo: come fa Pearlie a sapere tutte queste cose - di noi?

 

Edizione -- anno 2008
Editore: Adelphi - Lingua: - Collana: Fabula
Pagine: 224 - Traduttore: G. Oneto
ISBN: 8845923282 - EAN: 9788845923289
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Un romanzo sull'impenetrabilità della normalità, o forse sulla impossibilità che le persone si capiscano sul serio, nonostante tutto. O forse su quanto sia superfluo conoscersi davvero, a questo mondo. Una scrittura intima e precisa, un meccanismo narrativo sempre efficace e quelle immagini colorate come la copertina (e come gli anni '50 in versione dark) che sfumano in metafore ...bellissime. Non trovo aggettivo più sincero. D'altronde sono solo un umile lettore e non posso certo dire shakespeariane, come ha suggerito -tra parentesi- Antonio D'Orrico sul Magazine del Corriere.

Scritta il 01/11/2008 alle 23.35 da Luca  0 commenti
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