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Circoli Circoli

di Alberto Arbasino

Gadda, che come uno dei suoi celebri doppi – Angeloni, il solitario commendatore prosciuttòfilo del Pasticciaccio – apparteneva alla categoria di coloro che «vissero e morirono foglie secche», dei celibi intransigenti insomma, non ha mai proliferato né intrattenuto progenie alcuna, neppure in senso lato. Chi, d’altra parte, potrebbe immaginarlo organizzare un cenacolo o fondare una rivista di tendenza o piazzare rampanti discepoli nella redazione di un giornale o alla Rai? Eppure il destino sembra averlo, per vie misteriose, risarcito. Negli anni Cinquanta, quando ancora non aveva pubblicato il Pasticciaccio e molti critici lo consideravano solo un «eccentrico», per non dire un umorista «cincischiato», Gadda trova improvvisamente, in una piccola schiera di scrittori ‘irregolari’ e ‘sperimentali’ che hanno adorato L’Adalgisa e L’incendio di via Keplero, degli ammiratori disinteressati ed entusiasti. Fra quei ‘nipotini’ – secondo una definizione diventata col tempo categoria critica – c’è soprattutto Alberto Arbasino, che, come provano L’Anonimo lombardo (1959) e poi Fratelli d’Italia (1963), dal grande macaronico sembra avere ereditato non solo la derisoria violenza della scrittura, ma anche la cultura cosmopolita ed eclettica, lo humour travolgente, l’insofferenza per la grammatica dei Pedanti, per il «tritume delle correnti obbligative», per la «migragna perbenistica» – l’estraneità, in altre parole, alla sciapa ‘minestrina collettiva’. Finalmente, all’Ingegnere di cui è stato amico e sodale, Arbasino ha dedicato un irresistibile ritratto che forse è anche un autoritratto, dove ora gli lascia la parola e si sottrae come uno scrupoloso, zelante scrivano, ora si concede acuti e appassionati esercizi di lettura, ora mescola alla voce di Gadda la sua, regalando anche a noi, come in un ‘private show’, briosi calembours, brandelli di conversazioni che paiono dossiane ‘Note azzurre’, pettegolezzi e reparties alla moda, ricordi personali e amene celie, ironiche filologie e fonologie – l’ "aura del tempo" che i giovani fans di allora, nutriti di Huxley e Waugh e Connolly, cercavano di trasmettere a quel signore in blu ritroso ma pieno di curiosità 'extravaganti' e illimitata cortesia.

 

Edizione I anno 2008
Editore: Adelphi - Lingua: italiano - Collana: Piccola Biblioteca Adelphi
Pagine: 160 - Traduttore:
ISBN: - EAN: 9788845922404
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Inserito da Luca

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