Storia

 


Circoli Circoli

Io scrivo, e mi riposo tra le lenzuola fresche, tra i libri e tra le calde gambe di una donna che me li legge a bassa voce. Sussurra, a volte. Altre volte alza il tono della voce come a declamarli parola per parola, come fa un’attrice davanti al suo pubblico silenzioso. Sia che sia inverno, sia che sia estate, noi stiamo così, quando il mio lavoro e il suo ce lo permettono, stiamo così per ore e ore. Spesso ci svegliamo all’alba per fare questo e lei ha sempre un libro a portata di mano; una O’Connor, una Munro, un Carver o un classico. Con altre donne avevo provato cose del genere, momenti di intimità diversi da quelli pre e post orgasmici, intendo, ma con lei tutto è diverso. Con lei l’orgasmo si raggiunge nel cervello e spesso rimane lì e mi basta, senza dover arrivare per forza e necessità a quello strano coso che si chiama pene, che spesso non ha nulla di regale e raffinato, e che, se analizzato bene, è qualcosa di ben distante dal concetto di amore che ho io, e non ha nulla di prettamente fisico, l’orgasmo con lei, intendo. Ho la sensazione che non potrebbe essere altrimenti. Ovvero che, se non stessimo fermi così nella luce soffusa della camera, con quelle precise angolazioni delle nostre ginocchia e gomiti, con quella temperatura delle lenzuola e tutto il resto, niente sarebbe così com'è. Karen, le voglio bene. Non ancora sono sicuro di amarla, è vero, e non mi nascondo dietro questo, lo dico. E’ la santa e pura verità che non ancora posso dire che ho il mio amore per lei. Non è un comportamento cattivo quello che ho, è solo la verità e credo che il rispetto per una persona sia anche questo. Sono sincero con voi, così come lo sono stato con lei quando glielo detto. Lei, è chiaro, ci è rimasta un po' male quando ho dovuto rispondere alla sua domanda, ma poi si è gettata con le sua braccia al collo e mi ha riempito di baci e diceva “Non fa niente, non fa niente”. La camera da letto e' diventate un regno. Abbiamo passato pomeriggi a sistemare meglio i mobili e pitturare le pareti della camera (mi ricordo che abbiamo dormito per tre notti sul terrazzo per non respirare l'odore della vernice). Ho fatto in modo anche di poter scrivere in questa stanza, abbandonando per un po’ il mio studio. E solo sapere che lei c’è, mi da la creatività e la tenacia per terminare la raccolta di racconti e il romanzo. Spesso le faccio leggere quello che scrivo e la cosa che mi piace di lei è che. E quello che adesso mi logora e che mi divora l’anima è che lei non c’è più e non riesco a scrivere più una dannata parola. La camera è rimasta così come l’abbiamo lasciata l’ultima notte. Da quel giorno dormo sul terrazzo quando fa caldo e in salotto quando è freddo. Dannazione, se le avessi detto “Ti amo!”.

 

Scritta da jackanima il 04/05/20091 commenti

Esprimi il tuo giudizio:
     

Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

 

 
 

Ultimi commenti

...se la storia è auto biografica è struggente, altrimenti lo stesso! comunque ti tolgo d'impaccio: l'amore consumato fino all'osso diventa una gabbia. Si finisce per soffocare passioni, sfumature e colori, tutto cambia in mono tono. Così il ricordo sarà languido ed avrai sempre la senzazione di aver amato teneramente. E' il patos che avvolge le storie vissute con un alone di rimpianto malinconico. Mi piace.

Inviato il 06/05/2009 alle 16.48 da cannealvento
Leggi