Storia

 


Circoli Circoli

Ho una parte di me stesso che sta’ “tre metri sotto la terra” intendo dire che ho alle spalle un rapporto bello e morto che sta’ sotto la terra come solo un cadavere può stare, solo che è un cadavere assai strano perché ogni tanto, come Lazzaro, si risveglia.
Il decrepito si sveglia e si erge bello ritto a reclamare la sua bella di un tempo remoto e allora io, scocciato, richiamato dai suoi lamenti in stile felliniano (…voglio una donna…!) devo accorrere a calmarlo.
Non so come faccia a risvegliarsi, è veramente una meraviglia del creato o meglio dell’ignoto, perché è un morto vivente vispo e vegeto; ignaro del tempo trascorso, si mette a parlare con me di cose vecchie successe più di 25 anni fa come se fossero successe ieri, senza sapere veramente cosa sia accaduto qui in superficie, nel frattempo, a me, a noi vivi, e meglio ancora vuole sapere faccende della mia ex-innamorata.
L’ultima volta che sono stato a trovarlo, nella oscurita’ di questo strano mondo dei trapassati, con una mascella cadente che si regge in virtù di qualche tendine ancora saldo, con voce grave e balbuziente, mi ha chiesto: “ hai vis..pr.pr..to, hai vsto,… hai visto VITTORIA ve..pprr..ppr ro, poi risistemandosi la mascella mi dice finalmente : hai visto VITTORIA VERO?”
Io preso alla sprovvista, ma non tanto ( perché che cazzo ti puoi aspettare da uno che non muore stando sotto terra?! ) ho provato a sminuire la faccenda dicendo: “NO…, solo un pochino!”
1 "Che cazzo significa solo un pochino! Mi ha risposto incazzato."
2 "Significa che ci siamo visti per un caffè."
3 "Trasalendo: solo per un caffè?"
4 "Cos’altro?"
5 "…Nel senso…nel senso…: non ti ha chiesto di me?"
6 "Perché avrebbe dovuto chiedermi di te?"
7 "Perché, lei, sono convinto che mi ama e mi pensa ancora."
8 e io sbuffando:
9 "Ancora…ancora…Tu sei proprio matto, e facendomi alterare il tono della voce:
- come cazzo fai a dire questa cosa proprio tu che stai qui sotto sto cumulo da più una vita, che dico, da...da...da... insomma più di 25 anni!"
8 "Tu non mi credi, non mi hai mai creduto, per questo mi hai scaraventato qui giù anzi qui su dal momento che hai scelto questa altura, ammetto, ammetto, tra le più belle della città, ma perché mai proprio qui non l’ho so. Ti pare giusto che un morto come me se ne debba stare qui tutto da solo! A fare che poi?! …A rimuginare! Almeno stessi in compagnia di qualche altra mummia. Mah!


Contento e compiaciuto per queste osservazioni , nel buio della notte, mi sono guardato intorno. “Ho fatto bene a scegliere questo posto”, mi sono detto. "Il Monte dei Cocci, qui a Testaccio, ha qualche cosa di romantico non solo perché hai modo di guardare la città da lontano, dal casino del traffico, ma perché evoca gli antichi fasti di una città forte che fosse imponente per i suoi sudditi e elemento di certezza per i suoi abitanti. Qui non puoi che sentirti al centro del mondo e vicino alla spiritualità degli antichi dei. Alla rude legge della vita latina."
Sul Monte dei Cocci, ci sono stato più volte da ragazzo per raccogliere pezzi di anfore affioranti, convinto di trovare veri tesori, ed in effetti ognuno di questi piccoli pezzi ha una forza interiore che nasce dallo stesso uso quotidiano a cui erano destinati; sembrano parlare delle persone da cui erano stati maneggiati, di quel momento attonito di quando l’anfora irrimediabilmente si era rotta… Del dolore e della paura provocata dalla rottura dell’anfora stessa…di quel prezioso carico perso. Chissà lo schiavo malmenato per la negligenza… e poi la religiosa convinzione che fosse necessario trasportare qui i cocci per invocare la benevolenza degli Dei. Ecco proprio qui tra i cocci era giusto sistemare il mio passato interrotto, coprirlo di terra e cocci, di dimenticarlo, su una collina dove potessi offrire tutto ciò , come sopra un altare, a mo' di sacrificio per questa rinuncia che facevo di Vittoria, alle divinità del luogo. Quasi ad implorare "ora per favore rimettete a posto i cocci dell'anima mia!"
Un venticello lieve ed umido nel buio di questa notte evocativa mi accarezza il volto.
Penso a Vittoria, adesso lei, giramondo, è in India ed io mi stò godendo Roma nella luna piena.
Sento che proprio qui dovrei sistemare un epitaffio enigmatico, che ne so magari un cartello retto da un bastone, non sarebbe visibile come quelli del ponte di Corso Francia, ma altrettanto forte e destinato ai posteri o futuri archeologi: “TRE METRI SOTTO LA TERRA”. Traaaa… Piazzato su questa terra brulla tra lumache e verzure.Chissà mai nel futuro mai cosa potrebbero capire.
Mi chiedo se anche Vittoria qualche volta si sia accorta di questa Roma stellata, così platealmente bella, di cui sto godendo in questo momento. Roma da qui su, nel buio della notte,si divide lo spazio infinito con le tremule stelle. E' proprio incantevole questa notte.
Da lontano, pur nella oscurità, sulla linea dell’orizzonte vedo stagliarsi lo scheletro del gasometro, lo sguardo poi mi scivola sul cupolone freddamente illuminato dalle luci artificiali, intuisco dal vuoto serpentino, contornato dai platani, l’ansa del Tevere. In basso l’area dell’ex mattatoio, più indietro ancora, la Piramide Cestia con l’annesso cimitero degli stranieri dove riposano Keats e Scelly;ecco… lì con Vittoria passammo una mattinata intera a fotografare angoli del tutto suggestivi e da parte mia godendo di quel pathos e di quel tanathos celati e forse evocati. Amore e morte insieme.
L’attaccamento fisico che per lei provavo e la morte, di cui eravamo circondati, che si palesava nell’arte di quelle struggenti composizioni marmoree, figure antiche, sembravano collidere.
Godevo, concupiscente miele, delle vista dei seni di Vittoria, pieni di vita. Seduta morbidamente sulle tombe si faceva fotografare consenziente. Flessuose le gambe tornite e muscolose di sedicenne si muovevano lasciando scoprire, ogni volta, lembi di fantasie erotiche.

“Io l’amo, l'amo ancora". Sgradevolmente grida a voce alta il Morto e mi riporta a questa realtà nefasta a cui sono ormai abituato.
Rivolgendomi al morto innamorato:
- "Vecchio ti ricordi del cimitero?"
9 "Certo che mi ricordo, qui dove sono non so fare altro!"
10 "Era bella, vero?"
11 "Era bella davvero…uhm…non che lo sia stata veramente, voglio dire forse non lo era veramente, però per noi era cosi’. Aveva la bellezza della gioventù, di suo aveva una risata argentina e la voglia di vincere che c’è la rendeva affascinante. Era la nostra dolce innamorata."


12 "Ma che cacchio dici, cerca di non essere ipocrita, tu devi dire piuttosto che ti piaceva scopartela. Non ti ricordi forse le sue curve, il flessuoso rispondere delle ventre, quel bel culo attaccato alle anche, forse un po’ tozze, che tanto ci arrapavano? E và là, te la sei… che c’è la siamo… goduta!"
Seguì un leggero lasso di tempo in cui il mortazzo divenne ancora più grave.
13 "Ti ricordo che l’amavamo, che amavamo la sua persona … eh…eh… ogni volta che l’abbiamo leccata, leccavamo soprattutto la sua anima, che amavamo il suo respiro. Non puoi certo esserti dimenticato di quel pomeriggio quando entrando nella camera da letto la vedemmo dormire così profondamente da rimanere incantati a guardarla respirare come un uccellino così come si potrebbe rimanere incantati a guardare la visione di un’alba perfetta. Lei era cielo e terra, un elemento della natura, sei dimentico di ciò che provavamo?"

14 "No preferisco pensare alla sua carne che baciavo con avidità, come vero dispensatore di felicità. Oh! Alterando il tono di voce e portandomi la mano alla bocca:
15 c’è la siamo fatta in macchina, a casa, al mare, in pineta, in piedi, sul tappeto per terra, sulla sedia, …sulla poltrona poi innumerevoli volte e ti ricorderai anche il modo…fanculo …OHO', altro che alba perfetta! Accompagnando, per essere chiaro, con una saporita fischiata, più volte la mano avanti e indietro."
16 "Beh al mare, mi pare di ricordare, non è che siamo riusciti a fare ciò che intendevamo!"
17 "E grazie tanto in acqua il pesciolino non trovava l’anfratto giusto che si trovava più in basso, ...oh…OH...OH... se l’avessimo fatto se ne sarebbero accorti tutti!"
18 "Tutti chi?"
19 "La gente che era in acqua a fare il bagno!"
20 "E chi stava a pensare alla gente; io c’havevo quella grazia di Dio sottomano…"
21 "Sei proprio un cafone e depravato, ora dimmi sarebbe bello vedere due per terra fare l’amore, così, eh, davanti a tutti? Sarebbe stata la stessa cosa!"
22 "Ti ricordi bene la scena?"
23 "Si la vedo come se fosse adesso. Ci divertivamo sulla spiaggia. Che cosa dicevamo non l’ho so. Le solite kazzate che si dicono due dolci innamorati. Bazzecole, pinzillacchere, battute stronze degne di Step."
24 Un rumore di vettura che si spegne invade lo spazio della collina.
25 "Ehei, guarda Morto, vedi anche tu la nostra macchina, si…si…"
26 "La nostra macchina d'un tempo!"
27 " una A112 Abarth rossa con l’inconfondibile cofano nero. Ma…ma vedo anche noi: guarda stiamo kazzeggiando con Vittoria!"

Al lato della collina si forma come un piazzato di luce a cono e sotto i nostri "noi" dell'epoca, (io e il Morto in quel momento eravamo ancora una sola persona), con Vittoria nella macchina. Scendiamo correndo verso la sabbia. Andiamo chiassosi al solleone, poi all’ombrellone e sempre giocando andiamo in cabina. Il kamasutra è nostro e il tempo si ferma, si dilata. Diventiamo con la nostra pelle ed il nostro sudore il centro della terra, nulla esiste intorno a noi se non noi stessi!


Insieme al Morto sentiamo la canzone di Battisti ”il mio canto libero” provenire dalla stessa luce che a pioggia investe la visione. S'alza tenue come un messaggio d'altri tempi. Rimaniamo imbambolati così un tempo indecifrato ad osservare i due tubare.


25 "Oh, ma ero così rincoglionito io? La patata fa quest’effetto?"
26 "Ehei, guarda che ti piaceva!"
Guardo ancora la scena dell’amplesso stupito poi mi fà ad un certo punto il caro estinto:
27 "lo sai che in quello stesso periodo c’è stato prima il rapimento e poi l’uccisione di Moro, sembra incredibile vero?"

La scena svanisce improvvisamente, torna il buio e l’umidità della collina.
Seccato rispondo:
28 “Si certo che l’ho so”, anche se devo dire ero lontano da tutto; mi arrivavano filtrate queste
notizie a cui non avevo prestato attenzione. Avevo le labbra di Vittoria e un tasso erotico da soddisfare a cos’altro avrei dovuto attendere?"

Il decrepito si avvicina a me, non è fetido; al contrario dell'aspetto emana un buon odore di frasasso, di muschio e licheni, sistema il suo lungo e magro braccio sulla mia spalla:
92 "Dovevamo fermarla! Dovevamo fermarla prima che facesse quello che poi ha fatto..."
30 " ah...ah...aridagli...Vittoria voleva essere lasciata! Le abbiamo offerto la libertà su un piatto di argento!"
31 "E allora perchè si feceva vedere in compagnia di un ragazzo prima che succedesse l'impiccio definitivo?"
32 "Il tentativo di farci ingelosire era fuori luogo. Già avevamo la senzazione di non contare più nulla ai suoi occhi se fossimo tornati io non mi sarei mai scollato di dosso la gelosia che mi aveva roduto l'anima. Ti devo ricordare che ero entrato in nevrosi...Hai letto nei giornali quanti s'ammazzano per motivi di gelosia? Vittoria non ci amava più bisognava prenderne atto! Saremo stati il suo zerbino per tutta una vita. Era questo che volevi?"
33 " Non è vero. Vittoria ci amava, il tentativo di ingelosirci era autentico. Ed è.stato lì che abbiamo cominciato a separarci. Ti ho disapprovato.Ho cominciato a seguirti prima come un ombra poi sempre più da lontano...per protesta... non approvavo il tuo cinismo. Era una bambina andava compresa...dovevamo starle vicino."
34 " Altro che bambina. Fù semplicemente vendicativa, primordiale nel recidere il cordone che ci teneva legati: alla fine decise di andare a letto con quell'altro. Possibile che te lo devo ricordare ogni volta? Punto e stop e tu non volesti più rientrare in me, come se la colpa fosse stata mia, ma se fu lei ad essere stata così chiara!!! Lo vuoi capire?
...Lo so sembra di vedere la scena di un raccapricciante assassinio... che ne so...vedere un bambino morire e impotenti non poter far niente...
Ancora quando ci penso ho il nero assoluto nel cuore."
All'orizzonte di una Roma color della cenere vediamo e sentiamo un lampo e il baccano del tuono.
Sistemo la mia mano sul ginocchio del mio affranto cadavere: " Vittoria voleva vincere ed essere sempre lei a dire l'ultima parola.Vendicativa e anche un pò vigliacca a farcelo sapere. Da parte mia mi limitai a dirle ferito, nel mio silenzio, prego accomodati quella è la porta."
35 " Già… e poi cosa successe…?"
36 " Lo sai, anni di buio totale. Ti portai qui su questo colle, ti offrii alle divinità latine, deposto sopra di un altare"
37 " E Vittoria? Che cosa ne è stato di Vittoria non ancora diciottenne?"
38 " Successe quello che avevo immaginato. Una persona che non è in grado di guidare può solo fare incidenti! Posso solo aggiungere immaginazione a quello che già so con certezza.."
39 " cioè spiegati..."
40 " credo che abbia cercato in tutti gli uomini incontrati i miei,i nostri baci!
guardandomi di riflesso:
41 " non sarai, ehmm non saremo troppo presuntuosi?!"
42 "Beh, gli uomini deve averne incontrati, se ti guardi al costato potrai vedere tu stesso le coltellate ricevute!" Il mio sosia defunto si apre la camicia, si guarda il torace poi perplesso guarda me.
43 Io continuo:"Quella più grande è la prima, che tu conosci, poi viene quella dell'arabo poi il fisioterapista poi quella di una semplice notte, ( mai più visto): tutte cose che puntualmente lei mi ha fatto sempre sapere. Infine tante altre più piccole di persone a noi sconosciute e non, che si è portato a letto in nome di una supposta, emancipata, libertà femminile."
44 " E pensi che ci abbia completamete dimenticati?"
45 " Non lo so; so solo che ha paura di noi. Non so se è il senso del suo rimorso, di quella che fu una sua incapacità di controllarsi. Lei è così reagisce di istinto senza ragionare, irrazionale in tutto; le basta sapere che si è imposta."

Sentiamo un fracasso improvviso, un allegro vociare di persone come al mercato, ancora uno strumento poco noto forse lo sitar. ( musica sitar) Ci assale, al lato del monte, una fiumana di induisti festeggianti con al seguito di capre, vacche sacre, uomini suonare il piffero, serpenti volteggiare. Al lato una piccola folla di occidentali tra cui la nostra sorridente Vittoria intenta a fotografare e riprendere in corsa l'evento.
Gli uomini sono vestiti solo da un pantaloncino più simile ad un turbante sistemato sui fianchi ossuti ,si genuflettono, altri si battono il torace con frustini. Tutti pregano il loro Visnu. Uno in particolare è uscito da poco dal fiume sacro, è ancora bagnato si avvicina a Vittoria e allegro si mette a parlare in indiano senza che lei ovviamente capisca qualche cosa, è semplicemente estasiata. Il fachiro pone le sue mani piene di fiori sul capo e la benedice invocando le loro forze del bene.
tutto svanisce di botto così passiamo al silenzio spettrale della nostra collina.

Il relitto umano del sosia mi guarda pensoso e sibillino e mi apostrofa lentamente:
46 "Ci ha mai detto però, - scandendo bene le sillabe - Ja co po io non ti a mo più?!"
Ci soffermiamo attoniti a pensare alla domanda. Personalmente non so rispondere giacche effettivamente Vittoria non mi ha mai detto nulla del genere.

Io e il morto rimaniamo in silenzio. mentre una voce irrompe all'improvviso nel buio: è la voce di Alice, la mia figlia piccolina che dice: "Papà vieni a giocare alla playstation con me?" Ripete "Papà.. e dai -mielosa- papà giochiamo alla playstion?"
Esco di scena lentamente sotto lo sguardo del mio cadavere.


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Siamo nel soggiorno, Alice finalmente gioca con me alla playstation dalla quale esce fuori una voce meccanica che dice il "Brasile vince due a zero contro la squadra dell'Italia."
lo sapevo mi tocca sempre perdere! Contento di perdere! Questa peste ha tutte le ragioni per vincere. E' una forza della natura è giusto che sia lei a vincere.
Sento bussare violentemente alla porta no forse proviene dal muro. BUM...BUM...BUM. Vado alla finestra a momenti mi prende una sincope: il mio cadavere è lì sotto, sotto casa, mi reclama... Vuole che vada da lui; mi fà cenno di scendere. Mentre prendo il giaccone rimetto il gioco della playstatieon in modalità single. Saluto in fretta e furia Alice e mi scapicollo giù.
47 –icredulo, allarmato e alterato:
"oh che ci fai tu qui? E' ancora giorno, dovresti stare sulla collina!"
48 " Non riesco più a defungere bene come prima!"
49 " oh cazzo... cazzo... cazzo... qui c'è mia moglie i miei vicini tutti si accorgeranno che ho a che fare con un cadavere! Vuoi che se ne accorgano?
50 " La colpa e tutta tua non ti avevo mica chiesto io di andare a prendere un caffè con Vittoria!"
51 "si ma è stato un innocente caffè, poi se è per questo l'ho vista molte altre volte senza che tu ti fossi mai accorto di nulla!"
52 " Evidentemente era un momento importante!"
53 " no solo un innocente scambio di auguri natalizi!"
54 " Ah ecco perchè. Tutti a natale sono più buoni e più...(sornione) i n d i f e s i...! - e di botto, velocemente- compreso me!"

...
Oh mamma mia mamma mia bella eh mo' che si fà? Mi chiedo a voce alta.

Perentorio mi dice:
55 "LA DEVI ASSOLUTAMENTE RIVEDERE!
guardandomi a destra e a manca:
57 "oh abbassa il tono della voce altrimenti si accorgono che ho a che fare con te."
58 " la devi rivedere, hai capito...?"
59 " ma ora lei stà in India, come faccio!"
60 " Tornerà pure prima o poi."
61 " ah, io pensavo che la volevi rivedere adesso per poter tornare sulla collina."
62 " no assolutamente no..."
63 " come non ci vuoi più tornare?"
64 " no volevo dire se mi fai terminare il discorso che se mi accompagni ci torno:"
65 " si ma poi defungi, no?"
66 " questo non te lo posso assicurare."
67 "oh cavoli!
Prendo le chiavi della macchina e vengo subito da te, per favore non scappare e soprattutto non farti vedere.

Da sopra il balcone sento la voce di Livia la mia figlia più grande:
"Pàaa... dove vai?"
"esco solo un attimo, accompagno un amico a casa e poi torno."
" non è che mi puoi ricaricare il cellulare al bancomat...sono rimasta senza un euro!"
" o.k. appena posso te lo ricarico, ciao ci vediamo dopo"
"ciao papi."
Questa volta è Nina ad affacciarsi: "Paha'...! domani mattina m'accompagni a scuola che c'è sciopero dei mezzi urbani?"
Pur nella concitazione mi fermo per darle soddisfazione.
"Si,si certo; alla solita ora no?"
"Si"
"ok vado a fare benzina e torno, ciao!"
Riprendo a muovermi svelto.

Faccio attenzione ad uscire dal garage senza farmi accorgere dal vicinato. Accomodo il redivivo in macchina e appena entra ricomincia:
68" bella macchina, da quanto tempo c'è l'hai?"
69 " ma non so, aspetta fammi...ci pensare...7...7anni, perchè Livia ne aveva dodici e Nina 11, Alicia doveva ancora nascere. Adesso hanno rispettivamente 18, 17, e 4 anni."
70 "certo ne è passato di tempo da quando mi hai scaricato."
80 " io non ti ho scaricato. sei tu che morreti...che moristi...che sei morto insomma! Ti dovevo pure sistemare da qualche parte!"
81 "Sono più vivo di te se proprio ci tieni a saperlo"
82 " già, vedo..."
83 " la voglio rivedere!"
84 " aridanghete... ma c' hai il disco bucato?"
85 " senti mi hai detto ad un certo punto ieri quando sei venuto a trovarmi che lei mostra una certa paura di te. Ti sei chiesto il perchè?!"
86 " no non me lo sono chiesto e non lo voglio sapere!"
87 "ecco adesso sei tu l'ipocrita. E allora perchè io sarei sveglio?"
88" si hai ragione questa domanda me la sono posta più volte. Ho sempre pensato che nascesse da una forma di rifiuto che Vittoria provava per me.
Un modo per negarsi."
89" Noho...Vittoria ci ama per questo ha paura. Ha paura dell'amore, ha paura e prova ribrezzo per ciò che è successo, ha paura perchè i sentimenti mettono paura quando sono così assoluti!"
90 " no,no,no...NO!.Io non rimetto in discussione niente! Hai capito?"
91" ed io non torno su quella kazzata dei cocci! Di Roma e delle tue divinità latine me ne sbatto.Tanto non sono servite a molto, io stò qua!"
92 "Vittoria non ci vede e non ci sente. lo vuoi capire? Poteva mai andare contro i suoi stessi interessi? se ci amava non sarebbe andata a... a... fare ciò che ha fatto. Per me era importante come l'aria. Andai a chiederle se volevamo tornare a stare insieme magari con l'aiuto di qualche psicologo, chissà....forse sarei riuscita a perdonarla. Quante volte ho fermato il treno alla sua stazione. Lei non è voluta mai risalire.
Ora basta.
Una...una... persona che non ama più... non capisce cosa significhi il perdono! Che mai gli dovrei andare a chiedere? Le leggi dell'amore sono racchiuse in una sola frasettta: io ti amo e io non ti amo più, basta non c'è da capire molto."
93 " hai detto bene: - scandendo bene le sillabe mi ripete- io ti amo io non ti amo più. Ti ha mai detto forse: io non ti amo più accento sulla Uh?"
94 " no, che c'entra?"
95 "c'entra, c'entra"
96 "io sto a posto con la coscienza; io amavo Vittoria, noi l'amavamo, pur annichiliti siamo andati da lei a...a...."
97 " troppo tardi. Troppo tardi"
98" O.K. troppo tardi ma dovevamo pure andare avanti o ti dovevo seguire anche io nella tomba?"
99" la dovevi sbattere al muro e riempirla di botte".
scuoto la testa.
100" ah questo avrei dovuto fare ad una bambina come tu l'hai chiamata!?"
101 " no certo che no, però avresti dovuto insistere"
102 " proprio non vuoi capire che non è possibile mantenere un rapporto sentimentale con la forza? La libertà della scelta è alla base di un rapporto equilibrato.
e penso anche che quella gelosia che avevamo non fosse tutta opera nostra ma indotta dalla stessa Vittoria."
103 -Sincopato- " tu - dovevi - solo - insistere."
104 " cosa insistevo se lei con quell'atteggiamento ci aveva abortito! non so come dire...era...era...in pieno delirio di onnipotenza!"
105 "se tu fossi riuscito a darle un bacio lei si sarebbe ravveduta!"
106" si o.k. siamo alle favole arriva il principe azzurro da un bacio a Biancaneve e vissero felici e contenti! Ma fammi il piacere a chi vuoi sfottere."

Rallento la guida.stiamo per arrivare, giro il volante.e parcheggio la vettura. scostiamo dei rami lungo la recinzione; scorgiamo il buco e nella quasi oscurità ci avviluppiamo dentro senza farcene accorgere. Oggi non è più facile come un tempo salire sul promontorio, gravano i vincoli dei beni culturali. Arriviamo alla sommità passando vicino alla croce di ferro. Roma è sempre solenne e taciturna da qui. Guardando l'orizzonte ci sistemiamo a sedere sul limitare della collina.
:
Rivolgendomi al caro sosia continuo:
107"Quando ci siamo lasciati ognuno di noi si riprese le promesse che inconsciamente ci eravamo fatte: io mi sono riappropriato della promessa di essere un buon padre e un discreto marito con tutti i significati dei doveri che ciò comportava, potrei definire tutto ciò "l'amore sacro" e lei quello in cui andava forte: l'esteriorità, l'apparire, il divertimento, il giocare, "l'amore fisico e profano".
Le nostre strade si sono divise così."
108"Però avete mantenuto dei rapporti..."
109"Ci siamo limitati a guardaci da lontano, a volte arrivavano semplici echi altre volte incontri diretti ma sempre fugaci, sufficienti per sapere qualche cosa dell'altro. Una vita intera passata così"
110" cosa sai di preciso ora di lei?"
111" poco e tutto: mi ha confessato di avere avuto bisogno di uno psicologo per una cura durata diversi anni, oh ma non per causa mia sia bene inteso e poi anche se fosse, occorreva ad un certo punto che qualcuno la facesse cadere dal cavallo per quella sua ostinata forma di onnipotenza. E poi chissà forse una non confessata omossessualità latente attraverso la quale cominciò a vedere il mondo maschile come qualche cosa con cui competere. Un maschio da battere e da scavalcare. Una forma di distruzione del maschio interiore e immaginario. Una vendetta che partiva dalla sua infanzia, chissa...forse per essere stata lasciata in collegio. Forse maturava una avversione contro l'autorità e la regole familiari. Ricordo che...esattamente... che, quattro giorni prima che ci lasciassimo in una sera domenicale di settembre uscendo da casa mia per riportarla dai suoi genitori lei mi confessò di avere avuto a 10 anni una esperienza omossessuale con una ragazza più grande amica di famiglia.
Un argomento che non ho mai potuto più approfondire perchè soli 4 giorni più tardi ci saremmo lasciati.

Al centro della spazio collinare appare improvvisa la scena in cui una coppia di indiani,( e una musica indiana si diffonde), un uomo ed una donna si apprestano a praticare un massaggio aiurvetico alle therme dell'hotel di Calcutta dove la nostra bella è ospite.
Vittoria sistema la tunica che le hanno dato e che le lascia scoperte le spalle e il petto che ha sempre mostrato con spudorato orgoglio. Gaiamente alza la voce e dice di vezzo ridendo:
- oh me raccomando devo ritornare nuova! Preoccupata per non essere capita prova ad indicare con le mani la schiena. Da qualche anno soffre di dolori dovuti ad una rovinosa caduta capitatale durante una regata in barca a vela. Con un veloce andare avanti e indietro delle mani simula come dovrebbero fare...Infine trova posizione sul lettino cosperso di fiori cremisi.
Mentre i due lavoranti indiani cominciano a massaggiare il corpo ora flemmamente arreso , il Morto e Jacopo si avvicinano alla scena. Si sistemano uno di fronte all'altro lasciando il lettino al centro.
Guardano semplicemente le fasi previste della seduta: la cospersione degli oli e l'iniziale premassaggio; il loro modo circolare e lento di passare le mani a cui seguono piccoli schiaffetti.
Guardo il mio antico sosia e spontaneamente gli dico:
0001 "vorresti essere tu a massaggiarla eh?"
0002 "Veramente ora che la guardo da vicino non è come me la ricordavo! Si abbassa ancora di più è stupito. Non ha parole. Le guarda il viso.
: -0003 " Grazie tante anche io non sono più quello di prima. Suona strano detto da te che sei sempre stato innamorato di lei. A me piace sempre. L'amore non ha ragioni, è cieco, e non deve rispondere a nessuno tranne che a te stesso e al quel dato momento, perchè poi passa!"
Alza lo sguardo su di me:
0004"quando l'hai vista l'ultima volta avrai appoggiato sicuramente la mano sul suo viso, ti conosco sei parte di me, cosa hai provato?"
0005 "una voglia, immutata, tenera di baciarla."

0006" Un impulso involontario non dettato da concupiscenza ; questo è amare in profondità."
0007 "Si ma le ragioni della negazione dell'amore di Vittoria sono molto più complesse e profonde e la libertà se ci pensi bene non ha radici profonde è una esigenza. L'amore inamidato e convenzionale di un matrimonio può esserlo ed è anche la negazione profonda dell'istinto.Vittoria ha sempre saputo conservarsi la sua libertà e il suo istinto. Ha preso l'amore quando questo c'era, spizzicando qua e là...
Ci soffermiamo a guardare Vittoria che flemma si gira sul lettino mostrando i suoi seni morbidi ma non più sodi.
La scena lentamente scompare, torniamo al buio dello spiazzo.
0008"Vecchiaccio l'ultima cena te la ricordi?"
112" si che me la ricordo. ricordo sopratutto la sensazione di corto circuito in cui cademmo."
113"Andammo ad una cena invitati da alcuni amici per una loro ricorrenza. Credevo che avesse avvertito i genitori e invece la colpa per intero cadde su di me. Litigammo...
io sostenevo che fosse tutto architettato apposta per creare l'opportunità tanto desiderata di Vittoria per lasciarci facendo credere ai suoi genitori che la colpa fosse solo nostra ( le mie paure di essere lasciati si materializzavano ).Te invece sempre più incazzato con me sostenevi, difendendola, che non fosse un tranello. Con cattiveria l'assecondai e feci in modo che la possibile pacificazione dipendesse solo da lei.
113" si infatti guarda che coltellata ho al petto.."
114"era un rischio che dovevamo correre, che c'è ne saremmo fatti di un amore imperfetto?"
115"hai mandato Vittoria allo sbaraglio come Pinocchio nel paese dei balocchi, quante volpi avrà incontrato in vita sua !?"
116" non ti preoccupare devi pensare anche a quante ne ha ammazzate!"
117" Lei però continua ad avere paura di noi, per ciò che rappresentiamo. Forza una seconda volta... queste sue paure e ci sommergerà con un abbraccio fortissimo e ci dirà... ti amo tanto, tanto, anzi tantisssimissimo...,come ci ripeteva all'epoca"
118"... si e noi torneremo ad essere nuovamente una sola persona..." - assecondandolo quasi ci credo anche io mentre lo dico - .
Povero vecchio sosia non si rende conto che è fermo ad un tempo remoto, che nella mente di Vittoria tra lo Jacopo di ieri e quello di oggi c'è una frattura insanabile e un sentimento dimenticato, non si accorge che io stesso sono cambiato, che non sono più "tantissimissimo", eppure lui, senza scomporsi, rimane fedele a se stesso.
Ripete perso mentre si affloscia: "tornerà, tornerà...devi solo forzare la paura ..."
Gli guardo la mano, è calda, rassicurante, ha un calore interiore intenso questo mio morto. Una energia nascosta lo anima. Gli occhi gli brillano, di luce antica, come le stelle, prima che nasca il giorno, nel cielo di Roma, poi così contento si accascia nuovamente immerso nel suo dolce sogno e mentre lo depongo finalmente sotto i ciottoli gli do un bacio sulla fronte, gli accarezzo il viso, lo abbraccio ancora. Povero mi ha fatto compagnia per tanti anni!
Una ventata di luce calda, rigenerante, mi attraversa il corpo, confluisce da lui a me. Capisco improvvisamente che questo mio arzillo ha in sé le ragioni dell’amore, che non bisognerebbe mai spezzare le illusioni ma che e' anche un dovere farlo. Lui è il morto ed io sono colui che vive.
Guardo l'orizzonte e dietro il cupolone vedo sorgere un alba perfetta come il respiro di Vittoria appena sedicenne.




 

Scritta da kidigi il 13/10/20080 commenti

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