Storia

 


Circoli Circoli

- Lo vedi quello?
- Quello con la barba bianca e il cappello?
- Sì, proprio lui.
- M’be’?
- Non dovrebbe stare al sole.
- Perché, è albino?
- No no, al massimo è “alvino”… Ha talmente tanto alcool in corpo che se resta più di quindici minuti esposto ai raggi del sole rischia l’autocombustione.
- Beve tanto?
- Sa fare solo quello da quando è nato. Forse, anche da prima. Per poco non ammazzava la mamma durante la gravidanza bevendosi il liquido amniotico.
- Brutta storia – esclamai – ma è lui il nostro uomo?
- No, ma può esserci utile.
Conoscevo Gilberto dalle elementari, già dall’epoca sapeva tutto su tutti. Se ti spariva una penna, una gomma o una macchinina, a scuola, lui sapeva come recuperarla. Aveva un vero e proprio talento. Questo dono ai tempi delle medie gli era valso il soprannome di “Riporto”. Grazie a questa sua particolarità era riuscito a crearsi un proprio ruolo nella società: faceva il rigattiere.
Scendemmo entrambi dal treruote di Gilberto e raggiungemmo l’uomo con il cappello. Non ne avevo la certezza, ma inconsciamente sapevo che quello era il punto più pulito della città. Gli effluvi di alcool che l’uomo emanava non potevano non sterilizzare tutto ciò che lo circondava.
- Ciao, Santo.
- Ciao, Gilberto – disse l’uomo sorridendo. La sua barba bianca era sporca nella parte più vicina alle labbra. Grappoli di peli erano attaccati tra loro da una sostanza violacea, probabilmente vino rosso.
- Lui è Mario – disse Gilberto indicandomi.
Mi squadrò senza rispondermi e tornò a rivolgersi a Gilberto: - Cosa volete da me?
- Al mio amico, ‘sta notte, hanno rubato la macchina. Ne sai qualcosa?
- Non so nulla.
- Sicuro? – Gilberto fece sventolare una banconota da cinquanta euro.
La lingua del vecchio saettò sulle labbra e si fermò su uno dei grumi di pelo, quasi volesse succhiarne via il vino.
- Prova a chiedere a Dumbo. Lui ne sa più di me di queste cose.
Gilberto fece sparire la banconota da cinquanta nella tasca e ne estrasse una da cinque che porse al vecchio.
- Non consumartela tutta, pensa al futuro…
- Ma vaffanculo, Ripò! – rispose Santo, facendo sparire a sua volta il pezzo da cinque.
- Ci si becca, Francè – disse Gilberto allentandosi in direzione del treruote.
Io balbettai a malapena: - Buongiorno, signor Santo – e mi beccai anche io un vaffanculo.
Appena entrato nel treruote chiesi a Gilberto: - Ma perché lo hai chiamato Francesco?
- Perché è il suo nome.
- Non si chiama Santo?
- No, Santo è il soprannome per via dello spirito… Spirito Santo, no?
- Se lo dici tu…
- Dai dai, mettiamo un po’ di musica. Nello sportello ci sono dei nastri, cerca i Leaf Hound.
Il treruote di Gilberto era dotato di una vecchia autoradio nella quale ci potevi ascoltare le musicassette. Lui lo chiamava ancora “mangianastri”. Trovai la cassetta dei Leaf Hound e le prime note di “Freelance Fiend” fecero capolino nell’abitacolo.
- Chi è ‘sto Dumbo ? – chiesi.
- Un tossico, oltre che spacciatore. Lo chiamano così perché ha la mania di indossare pantaloni a zampa di elefante. Mi giocherei le palle che indossa anche boxer a zampa…
Non mi fu difficile capire che eravamo giunti dal nostro uomo. Quei pantaloni a zampa di elefante erano un’offesa alla tradizione sartoriale italiana. Dumbo non era solo, con lui c’erano due ragazzi. Capelli a spazzola, occhialoni neri a specchio e bomber bianco. Parcheggiammo nelle vicinanze di una Smart blu e grigia; dalla microvettura arrivava il suono di musica dance. Gilberto uscì dal treruote, si recò verso Dumbo e gli prese il polso. La bustina bianca contenuta nella mano dello spacciatore cadde per terra. I due gemelli glamour accennarono una fuga, ma si beccarono rispettivamente un calcio nella pancia e uno schiaffo a mano aperta in pieno volto.
- Queste sono per la Smart, e sparite se non volete che vi pesti pure per la droga.
Mi avvicinai a Gilberto e dissi – E non dimenticare la musica che ascoltano…
- Mario, mi stai istigando all’omicidio, lo sai?
- Nessun giudice ti darebbe contro. Ci sono le aggravanti droga e Smart a tuo favore.
- Voi due la smettete? Fa male! – era Dumbo che frignava – Lasciami il polso.
- Parolina magica? – dissi.
- Per favore – implorò il tossico.
- Credo che possa bastare, Gilbè. Non vorrei che gli precludessi ogni attività sessuale spaccandogli il polso.
Sentimmo un rumore di gomme sull’asfalto, non ci girammo neanche a guardare, sapevamo che era la Smart che andava via.
- Ok, ok. Lo lascio.
Appena il polso fu libero lo spacciatore si piegò a raccogliere la bustina, ma non ci riuscì, poiché il piede di Riporto andò a scontrasi sul suo viso. Io feci il resto calciando la polvere bianca con il suo involucro in un tombino.
- Ma porca puttana! – disse Dumbo, o almeno immagino che avesse detto questo, visto che alle mie orecchie arrivò un “mapoccapttrana” impastato. La sua bocca sanguinava vistosamente e mi sorpresi nel constatare che nemmeno un dente si era rotto. Evidentemente, la coca contiene calcio. Mi imposi di documentarmi al riguardo sulle pagine della Gazzetta dello Sport, l’unica vera bibbia del calcio.
- Al mio amico, ‘sta notte, hanno rubato la macchina. Ne sai qualcosa? – Gilberto ripete l’identica domanda che aveva già posto a Santo.
- E io che c’entro?
- C’entri, c’entri… - Gilberto fece un passo per far pesare su Dumbo la sua mole.
- Riporto, ti giuro che non ne so niente.
Avevo serie difficoltà a capire quello che Dumbo diceva, la sua emorragia non accennava a diminuire. Per ascoltare meglio feci un passo avanti. Dumbo evidentemente interpretò malamente il mio gesto e lo scambiò per una minaccia. Iniziò ad urlare: - Che volete da me non so nulla. Vi denuncio alla polizia se mi toccate ancora. Conosco i miei diritti di cittadino.
Nell’udire quelle parole Gilberto scoppiò a ridere, riprese il polso dello spacciatore e iniziò a torcerglielo nuovamente, ma questa volta in modo molto più violento.
- Ti ci porto io alla polizia – gridava il mio ex compagno di classe – brutto figlio di puttana! Sali sul mio treruote e andiamo a raccontare alla polizia che cosa stavi vendendo ai due coglioni della Smart.
- Non hai prove – sussurrò l’altro mentre le sue lacrime, scendendo dagli occhi, avevano formato un tutt’uno con il sangue che sgorgava dalla bocca.
- Scommettiamo che le trovo? Mario, alza la “zampa” di questo pezzo di merda!
Mi chinai e alzando la gamba del pantalone vidi subito che lo spacciatore indossava una sorta di giarrettiera che a me ricordò le “cartucciere” che io e i miei compagni di classe ci costruimmo in occasione degli esami di maturità per potervi mettere dentro i temi già svolti. La fascia conteneva in ogni scomparto una busta di polverina bianca.
- Penso che questo possa bastare come prova, no? – disse Gilberto.
- Ok, ok. Vi aiuto – fu quanto riuscì a dire Dumbo prima di sputare un grumo di sangue sul marciapiede, stando ben attento a non sporcare le scarpe di Gilberto e complicarsi maggiormente la vita.
- Ascoltiamo… – disse Riporto.
Dumbo si passò il polso libero sulla bocca e si ripulì del sangue che gli sporcava le labbra. La manica della sua giacca divenne di uno strano colore rosso amarena. Per poco non vomitai.
– Sono stati gli zingari. Sono in città da circa un paio d’anni, si sono sistemati nelle vicinanze dell’imbocco della tangenziale. Sinora non hanno mai rubato macchine qui da noi, preferiscono andare fuori a farlo, per non avere problemi con noi gente perbene.
Vidi Gilberto scagliare un manrovescio sul volto martoriato di quel ragazzo che non poteva avere più di venticinque anni, ma che le vicissitudini della vita avevano fatto invecchiare precocemente.
– Noi siamo gente perbene – nel dire questo il mio compagno cercò u

 

Scritta da gfcassatella il 04/06/20083 commenti

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Ultimi commenti

Grazie per avermi spedito la tua storia...mi sono fatta una scorpacciata di diciotto pagine buone buone...La copertina è veramente l'inizio ideale del tuo raconto, leggendo la sceneggiatura ho visto il film...un misto tra The Snatch e Non è un paese per vecchi... Le decrizini di eventi e persone sono immacolate...ti giuro che nella mia testa, ho visto i boxer a zampa... e mi sono scassata dal ridere. Scrivi fluido, semplice, ci infili conoscenza quanto basta senza essere saccente... Bravo ragazzo...doveroso leggere l'appendice, come i titoli di coda, sapere chi sta dietro...quanto è il lavoro dietro, fosse solo di sostegno...e poi il dopo-fine ti rimanda sempre ad una nuova conoscenza. Salut Mica.

Inviato il 05/06/2008 alle 11.48 da LibreriaGutenberg
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...si anche io...aspetto...aspetto...

Inviato il 04/06/2008 alle 19.30 da LibreriaGutenberg
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