Storia

 


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Due sono le possibili risposte a una domanda tanto semplice quanto determinante: “Che cosa cerchi in una vacanza?”. La prima è riposo, la seconda scoperta. Se ci s’identifica col primo gruppo, è meglio passare alla lettura dei cataloghi di qualche tour operator tradizionale, viceversa, dalle prossime righe si potrà capire qualcosa in più su come gli americani, o meglio, i californiani, vivono la spiaggia. Chi va nel Mediterraneo, grande tavola blu, porta pinne, fucile e occhiali, ma al di là delle colonne d’Ercole?

Nonostante abbia una macchina veloce e la casa dove sono ospite sia in una zona centrale, mi ci vuole più di mezz’ora di freeway, una superstrada a dodici corsie, per arrivare in vista della nostra spiaggia, Pacific Beach. E non sono ancora uscito dal nucleo della città! A San Diego è sempre così, per ogni spostamento vanno messe in conto ore: è un po’ come se per andare a prendere pane e latte si dovesse ogni volta prendere l’autostrada! Grande, quanto è grande questo Paese.
Dalla 8 su cui sono prendo l’uscita per West Mission Bay e mi trovo su un ponte che attraversa un’assolata laguna, con tanto di acqua stagnante e canneti. E ancora, spiaggia, aree verdi a profusione e basse casette isolate affacciate sull’acqua, inserite in una struttura dal profetico nome di Paradise Point Resort. Nomen omen. Io e il mio amico Big Z, italiano ma dalle aspirazioni fortemente californiane, ci fermiamo in una via che si divide in un incrocio a T, chiusa da un grande cancello su cui campeggia la scritta Crystal Pier Hotel. Nasconde un molo con delle suggestive casette ordinate, disposte su file regolari. Mi sento colpito al cuore: vorrei essere innamorato per sognare di trascorrere qui la mia luna di miele. Salsedine, vista su un orizzonte che s’avvicina ai confini del mondo, comfort e acqua tutto attorno.
A due passi dal parcheggio inizia Ocean Boulevard, uno di quegli infiniti lungomare delimitati dalle palme visti mille volte nei film. E’ inverno e non mi aspetto di essere così fortunato da imbattermi in sfilate di modelle scosciate o in bagnine col costume rosso, ma la scena che mi si presenta agli occhi si può davvero adattare alle ambientazioni delle serie tv: uno skater ci passa accanto facendo roteare la tavola, una bimba sfreccia coi roller, un’altra si muove in bicicletta; dove presenti, le aiuole sono adornate da palme bonsai e piante tropicali. Una compagnia di ragazzi di colore chiacchiera con pezzi hip hop in sottofondo, due formose signore, cuffiette nelle orecchie, si dilettano col jogging; poco oltre, vicino alle grandi dune delimitanti la spiaggia, due ragazzoni dal muscolo in evidenza giocano con la palla ovale. Mancano solo i Phantom Planet che cantano California, la sigletta di The O.C., e siamo a posto. Un secondo skater si avvicina a Big Z per un breve saluto; ha in mano una tavola più lunga di quelle che ho visto finora, spiega che da queste parti è di uso comune per spostarsi. Tutto molto morbido, molleggiato, a parte l’inquietante selva di regole che istruisce sul corretto uso della spiaggia:
Niente alcol sul viale o nelle aree verdi, ammesso sulla spiaggia da mezzogiorno alle otto di sera;
Cani solo al guinzaglio con l’obbligo di non lasciare in giro i bisognini;
Niente vetro;
Niente fuochi tranne che in alcune zone apposite;
Non si dorme in spiaggia;
Niente skate dalle dieci di sera alle sette del mattino;
Vietato fumare sul viale e in spiaggia.

Al mio sguardo perplesso Big Z risponde facendo un mezzo passo fuori dal Boulevard per accendersi una sigaretta. Con l’ultima parte di sé rimasta italiana spiega: “E’ vietato sul viale… non se si è un centimetro al di fuori”. M’ammorbidisco: dunque anche qui si possono avere i propri spazi, basta solo conoscere le regole.
Un motivetto familiare mi cattura, m’allontano: in qualche locale stanno diffondendo il mio pezzo preferito e non posso permettere che finisca senza averlo onorato con almeno una birra. Mi trovo davanti al Lahaina Beach House, altro posto così aderente all’immaginario da sembrare finto: posti a sedere all’aperto pochi gradini sopra il livello del mare e casetta in legno tinteggiata di bianco e azzurro mare. Guardo le spine delle birre, chiedo una Sierra Nevada e mi viene richiesto un documento prezioso che ho lasciato in macchina: il passaporto. Sì, per aver la certezza che io abbia più di ventun anni. Eppure volevo solo celebrare il mio gruppo preferito…
Vengo salvato da Big Z che garantisce per me. Mi chiedo quante situazioni come quella appena passata gli sono capitate nei suoi primi giorni e ringrazio di avere un faro del genere al mio fianco. Altro che guide turistiche…
Riprendiamo insieme Ocean Boulevard, colgo nuovi dettagli: le case affacciate sulla spiaggia non sono, come mi aspetto, le più costose della città, ma immobili senza pretese, con poltrone rovesciate nel giardino sabbioso, serramenti in declino e vecchi grill con migliaia di hamburger sulle spalle. Vorrei chiedere spiegazioni a Big Z ma questi, senza badare a quello che ho per la testa, mi mostra una struttura più informale delle altre, con più sdraio e più disordine delle altre: è il Banana Bungalow, ostello da venti dollari a notte con disponibilità di stanze private. Mi assicura che ha un’ottima reputazione per far festa e godere di piacevoli conoscenze a ripetizione. Fermo come sono ai blocchi di partenza, mi domando se non sia il caso di mollare casa per passarci un paio di notti. Ce ne andiamo al Pacific Beach Bar & Grill, un grande pub dotato di un enorme spazio all’aperto riservato alle feste. Il mio amico, tutto onde e belle ragazze, approfitta dell’occasione per raccontarmi quello che sa sulla vita da spiaggia californiana.

A San Diego sono cinque le aree sviluppatesi attorno alla costa: con il Messico a sud, i più ricchi si sono sistemati sul lato opposto del Pacifico, a nord, verso Orange County. Il quartiere si chiama La Jolla ed è costellato di ville da favola con vista su spiagge in cui i leoni marini scorrazzano in libertà. Più a sud c’è la nostra PB, Pacific Beach, piena di locali e molto frequentata dai surfisti mentre, continuando a scendere, si incontra la laguna che abbiamo attraversato arrivando qua, separata dall’oceano dalla Strand, la striscia di spiaggia che fa capo attorno a Mission Beach, pure pullulante di locali. Ocean Beach, a sud del canale che porta nell’oceano l’acqua della laguna, è più residenziale. Un’enorme baia si apre poco dopo: formata da un lungo canale che sbocca nel Pacifico all’altezza di Downtown, il centro, è protetta dalle onde da un altro esile lembo di terra, Coronado, che si riattacca alla terraferma nei pressi di Imperial Beach, a due passi dal Messico.
La vita da spiaggia, prosegue Big Z in estasi, è molto diversa da quella italiana. Anche qui la gente si porta il cibo da casa, ma non si serve del kit ombrellone-telo mare-frigorifero portatile con insalata di riso e melanzane: no, si porta l’intero grill!
Le spiagge si riempiono in poco tempo di molteplici effluvi di bovino cotto alla brace, piatto principale di una giornata innaffiata da fiumi di birra. I vari gruppetti si uniscono e condividono le scorte di alcol con i passanti, brilli a loro volta per aver passato in rassegna le offerte di bar e locali. Su Ocean Boulevard alcuni di questi organizzano concerti di band di punk rock californiano, altri promuovono giochi per far bere la gente. Un altro ancora, poco distante, il Wavehouse, organizza contest nella propria piscina, in cui ha ricreato artificialmente l’onda da surf. Il viale intero si riempie già nel pomeriggio di un’enorme folla festante che, verso sera, si sposta gradualmente sulla spiaggia, chi per raggiungere o ritornare ai barbecue, chi per smaltire le troppe birre, chi per approfondire conoscenze iniziate magari qualche ora prima.
Interrompo Big Z con la più ovvia delle domande, mi risponde che in più occasioni ha approfondito. Americane, messicane, europee, brasiliane… si discute molto in spiaggia, qui vista come posto sicuro sia per i momenti intimi, sia per i bonfire, party che si tengono davanti a un fuoco acceso in vasche di cemento appositamente costruite.
L’invidia, che brutta cosa. Cerco di scacciarla, non mi riesce affatto.

 

Scritta da maxtromba il 24/10/20081 commenti

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