Storia

 


Circoli Circoli

Quando mio padre stava in bagno, che fischiettava e si faceva la barba, io lo spiavo. Ma lo spiavo per finta, perchè lui sapeva che ero lì, dietro la porta. E poi si affacciava con quel volto insaponato e con il pennello da barba in mano, con quel rumore del filo d'acqua che andava, e guardava giù, verso suo figlio. "Che fai, piccolo?", diceva. Il suo sorriso si apriva e la sua faccia diventava simile a quella di un clown buono.
Me lo ricordo gigantesco, spalle enormi, con quella canottiera bianca a piccole righe, i pantaloncini corti rossi, le calze bianche, abbassate e lente sulle caviglie e le ciabatte marroni, del tipo morbido e lucido. Poggiava tutto sul lavandino e allargava le braccia, e faceva uno scatto sul posto, alzando le ginocchia, prima una e poi l'altra, come per iniziare una corsa verso il suo figlioletto spione e io correvo via, ciabattando lungo il corridoio. E mi andavo a rifugiare in cucina, da mia mamma, e mettevo il viso sulla sua pancia abbronzata. "Che ti fa papà, che ti fa?", diceva lei, sorridendo. Facevo vedere a mia mamma i miei quattro dentini e la stringevo sui fianchi, e la guardavo dal basso, anche lei era altissima, una santa. Lei mi accarezzava i capelli e mi baciava la fronte.
Poi tornavo di corsa, già ridendo, verso il bagno, portando con me due o tre macchinine e la voglia di rivedere mio padre. E sentivo il profumo del suo dopobarba con l'alcool, e lo vedevo ancora, mentre si schiaffeggiava piano il viso, e sentivo quel pack pack che ricordo tuttora, che ho tuttora nel naso e nel cuore. E lui si guardava allo specchio, si aggiustava i capelli e metteva tutto a posto, sistemando le cose nel mobiletto. Si faceva bello per mamma, questo era sicuro. Avevo l'impressione che mio padre si guadagnava l'amore di mia madre ogni santo giorno, e anche mia madre faceva lo stesso. Ogni santissimo giorno.
Andavo con lui, mano nella mano, in cucina, lui contava i secondi, per rivedere mia madre. Io contavo i secondi per rivedere un loro bacio appassionato.

 

Scritta da jackanima il 07/06/20086 commenti

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Ultimi commenti

E' la prima volta che mi affaccio su questo sito. Ed è anche la prima volta, quindi, che sfoglio qualcosa pubblicata. Raramente mi è capitato di leggere una prosa così ricca di dettagli, un insieme schioppettante di ricordi "pitturati", una penna che dipinge senza nessun'altra fantasia che la realtà pura e semplice, viva come un rumore che si ha nell'orecchio e che continua a solleticarti allegramente l'udito trasmettendoti un piacere quasi inaspettatto, anche perchè letteralmente munifico di sensazioni piacevolissime, ancorchè vagamente malinconiche. Ricordi, poi, che scaturiscono con una naturalezza semplicemente sbaorditiva. La scena descritta ti apre una finestra da cui ti affacci con simpatia e autentico rimpianto...per la tua stessa infanzia che, magari, non ha mai avuto momenti così intensi.

Inviato il 10/03/2009 alle 14.10 da aldof42
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Molto "impressionista", desiderosamente immedesimabile, ricordi che ciascuno conserva nel proprio cuore e a volte fa bene (agli altri soprattutto) condividere, per vedere che ancora qualcuno "sa di buono". una breve lettura molto piacevole

Inviato il 22/10/2008 alle 0.32 da fletcherlynd
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Immagine nostalgica di un tempo in cui noi, piccini, vedevamo tutto dal basso. Ci sembrava tutto così grande... Ed era tutto così vero, reale. Ogni amore si manifestava nella sua concretezza, nel gesto, nello sguardo. Hai una buona capacità descrittiva, Jack Anima.

Inviato il 09/06/2008 alle 23.08 da Dorotea
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Frequento da poco questa giovane community e devo ammettere che spesso mi trovo a leggiucchiare i racconti qui inseriti. Ci sono cose che mi piacciono di più e altre meno. Ma è normale. Questo tuffo nell'infanzia felice, tra ricordi, profumi e colori cari mi rende malinconica. Mi piacciono poi alcuni dettagli, come i dentini, o l'immagine del papà che conclude l'opera con il dopobarba. Concordo con Luca, bravo! E bis :)

Inviato il 09/06/2008 alle 21.05 da Susy
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Non era poi così lontano, questo ricordo. Chi di noi non rivive, ogni tanto, un attimo della sua infanzia. Un flash, bastano pochi secondi a ridefinire un luogo, rivedere un vecchio amico dei miei genitori, ricordare un compagno di giochi seduto con me sul divano del suo salotto o a casa dei nonni, a caccia di farfalle. Jack Anima ha saputo ricreare un quadretto idillico che in tanti viviamo ma che lui ha saputo raccontarci. E - facendolo - ha proustianamente risvegliato i ricordi sopiti di tanti di noi. Una madeleine dal gusto di malto ... Un altro mojito alla tua salute, Jack!

Inviato il 09/06/2008 alle 21.04 da bogart
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